Stadi comunali: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con l’atto AS2139 – Ricognizione SPL 2024 – Gestione degli stadi comunali, si é rivolta ad Anci.
L’Agcm chiede di farsi parte attiva per affrontare le criticità riscontrate nella gestione degli stadi.
I Comuni tendono a non ricomprendere il servizio di gestione degli stadi comunali nell’ambito delle ricognizioni previste dall’art. 30 del D.Lgs. n. 201/2022 (decreto di riordino).
Dei dodici Comuni proprietari di stadi con capienza di almeno 30.000 posti, soltanto tre hanno incluso nella ricognizione la gestione dello stadio comunale.
La percentuale di proprietà pubblica degli impianti in Italia è molto elevata rispetto al resto d’Europa.
Dei circa 77.000 impianti presenti sul territorio nazionale, il 70% è di proprietà pubblica (comunale per il 91,4).
Com’è organizzata la gestione degli stadi comunali?
L’Agcm evidenzia la cattiva gestione degli stadi comunali dovuta alla diffusa tendenza degli enti di affidare la loro gestione a soggetti terzi attraverso convenzioni prive di meccanismi di monitoraggio della performance e di un’adeguata pianificazione strategica.
Infatti, solo una sparuta minoranza di Comuni affida il servizio di gestione mediante procedura di evidenza pubblica.
Per lo più i Comuni sottoscrivono una “concessione in uso del bene”.
Viene corrisposto un canone annuale configurandolo, di fatto, come una locazione.
La manutenzione straordinaria resta in capo al Comune.
Nella realtà “sono assai scarse le informazioni relative agli esiti di eventuali attività di monitoraggio della qualità e dell’efficienza dei servizi di gestione degli stadi”.
L’Agcm conclude precisando che gli enti competenti devono adottare le misure necessarie a conformarsi a ciò che prevede il decreto di riordino sulle modalità di affidamento e alla ricognizione dell’andamento del servizio di gestione degli stadi comunali, nel rispetto delle disposizioni pro-concorrenziali.
Fonte: Ntplusentilocaliedilizia del 04/02/2026
Autore: Stefano Pozzoli

