Nuovi premi p.a.: la riforma del pubblico impiego è stata approvata in via definitiva dal Senato. Il disegno di legge sul “merito” taglia il traguardo a un anno esatto dal via libera in Consiglio dei ministri.
Il lavoro tecnico preliminare verte su sei provvedimenti attuativi previsti per:
- disciplinare i sistemi di valutazione;
- regolare i percorsi di carriera;
- aggiornare il regolamento della Scuola nazionale dell’amministrazione.
In questo modo il 1° gennaio prossimo tutto il quadro normativo sarà in vigore. Più avanti la vera fase cruciale si svilupperà a livello operativo presso i singoli enti pubblici.
Per riorganizzare le oltre 123mila unità delle 10mila P.a. italiane, la riforma introduce soluzioni del tutto inedite, affiancandole al rilancio di vecchi criteri che in passato avevano già mostrato i propri limiti.
Facendo un breve riepilogo, le nuove regole puntano a tre obiettivi, intrecciati fra loro:
- utilizzare i meccanismi premiali nella loro funzione propria, incentivando l’impegno e risultati e non distribuendo extra a buste paga già poco ricche;
- permettere a chi si mostra più attivo di candidarsi a una crescita professionale che non impone il solo concorso come via d’accesso alla dirigenza;
- costruire un sistema di controllo davvero indipendente nelle valutazioni.
A spingere verso la riforma sono anche i dati della Corte dei conti del 2024 in cui viene precisato che nei ministeri, ben il 92% del personale è stato valutato come “eccellente”, beneficiando così dei massimi premi di rendimento individuali.
Nuovi premi p.a.: in cosa consiste il nuovo sistema che premia il merito
Da tempo i contratti nazionali del pubblico impiego chiedono di riservare le pagelle più brillanti a “una quota limitata” di personale. Ma sul punto la loro applicazione non è stata letterale.
Per questo motivo, il disegno di legge approvato ieri reintroduce a livello primario il meccanismo delle quote. Evita però di riproporre l’articolato sistema delle “tre fasce” di merito, introdotto nel 2009 e poi accantonato a seguito della lunga e vittoriosa resistenza delle Pa.
La nuova regola è più semplice, e spiega che in ogni ufficio non si possono attribuire punteggi apicali in misura superiore al 30% delle valutazioni effettuate per ciascuna categoria o qualifica. L’eventuale “bonus annuale delle eccellenze”, che ogni ente può attribuire per premiare meriti particolari, abbraccerà al massimo il 20% di queste “valutazioni apicali”. In sostanza esso si assegnerà al più al 6% dei dipendenti (il 20% del 30%). Al personale più motivato si rivolge anche il nuovo “sviluppo di carriera”, cioè il sistema che porterà alla dirigenza senza passare dal concorso pubblico. Potrà ambirvi chi ha 5 anni di anzianità nel ruolo di funzionario, o due fra le “elevate qualificazioni”, i quadri che da fine 2022 possono occupare lo scalino immediatamente sotto alle fasce dirigenziali.
Fonte: Il Sole 24 Ore del 01/07/2026 n. 178 pag. 10 “Nuovi premi p.a. solo per il 30% dei dipendenti”
Autore: Gianni Trovati

