Per aggirare la riforma della valutazione sarà attuata una “rotazione” del personale ai fini dell’assegnazione degli incentivi.
La Legge n. 119/2026, la “Riforma Zangrillo” sembra già registrare qualche malcontento.
Nell’ambito della valutazione infatti, sembra voler tornare, in qualche modo, alle “fasce” della prima versione della riforma Brunetta, mai entrate in vigore.
Più specificatamente, la nuova norma prevede che “al fine di garantire alla valutazione effettività e progressività, non possono essere attribuiti, nell’ambito di ciascun ufficio dirigenziale generale o di livello corrispondente secondo il relativo ordinamento, punteggi apicali in misura superiore al 30% delle valutazioni effettuate per ciascuna categoria o qualifica“.
Pertanto, si creano due fasce:
- una riservata ai dipendenti con valutazioni “medie”;
- l’altra riservata ai dipendenti con valutazione di eccellenza (max il 30% per ciascuna categoria o qualifica).
Ciascun ente dovrà aggiornare i sistemi di valutazione per definire le condizioni di inserimento nella fascia dell’eccellenza.
Sono solo due le fasce di valutazione?
No.
È necessaria, infatti, una terza ulteriore fascia.
Si tratta di quella prevista dall’articolo 55-quater, lettera f-quinques), del D.Lgs. n. 165/2001 secondo il quale, il licenziamento disciplinare scatta per “insufficiente rendimento, dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell’amministrazione di appartenenza, e rilevato dalla costante valutazione negativa della performance del dipendente per ciascun anno dell’ultimo triennio, resa a tali specifici fini ai sensi dell’articolo 3, comma 5-bis, del decreto legislativo n. 150 del 2009“.
Pertanto, il sistema di valutazione deve introdurre anche una soglia sotto la quale la valutazione sia “negativa”, cioè la terza fascia.
Il sistema introdotto dalla Legge n. 119/2026 è più rigido di quello dei contratti collettivi.
Questi ultimi, infatti, non predeterminano quanti dipendenti possono beneficiare degli incrementi per la cosiddetta “eccellenza”.
Il risultato finale nella sostanza consisterà in una riduzione forzata dei premi di risultato per il 70% dei dipendenti.
Ai fine di evitare malcontenti e divisioni, gli enti cercheranno di aggirare il limite del 30%.
In pratica, potrebbe essere attuata la “rotazione” del personale, che, quindi, ogni tre anni sarà inserito nella “fascia d’eccellenza”.
Fonte: Italia Oggi n. 161 del 10/07/2026 pag. 27
Autore: Luigi Oliveri

