Rendiconto 2025: nel questionario un focus sulle avvocature interne
Contabilità Enti Locali

Rendiconto 2025: nel questionario un focus sulle avvocature interne

La Corte dei conti, sezione delle Autonomie, con la deliberazione n. 8/2026, ha approvato il questionario sul rendiconto 2025 nel quale è introdotto un focus sulle avvocature interne degli enti locali, inserito nella Sezione III dedicata alla spesa di personale.

Il questionario, contenuto nella deliberazione, richiede che il revisore evidenzi:

  • se nell’ente è istituito un ufficio di avvocatura interna;
  • il numero degli avvocati pubblici con la distinzione dei dirigenti e dei funzionari;
  • gli importi riportati nei fondi per le risorse decentrate;
  • gli incarichi conferiti a legali esterni nell’esercizio, distinguendo il patrocinio legale, la consulenza e l’affidamento di servizi legali, con numero e spesa.

Il nuovo quesito, inoltre, impone all’organo di revisione, di verificare preventivamente:

  • l’assetto organizzativo dell’avvocatura;
  • il regolamento dei compensi;
  • l’elenco dei professionisti;
  • le somme riportate nei fondi;
  • il dettaglio dei compensi liquidati;
  • la distinzione tra riscosso e compensato, rispetto del plafond 2013;
  • la verifica del limite soggettivo;
  • la coerenza tra determinazioni, fondo e contabilità.

Il primo controllo, dunque, riguarda l’esistenza dell’avvocatura interna, cioè la formale istituzione dell’ufficio legale, la sua autonomia organizzativa e l’effettiva assegnazione dei professionisti all’attività di rappresentanza e difesa dell’ente.

Rendiconto 2025: altre verifiche dopo il controllo sull’esistenza delle avvocature interne

Il successivo controllo riguarda la disciplina dei compensi professionali. L’organo di revisione, cioè, deve acquisire il regolamento dell’avvocatura, verificare i criteri di riparto e ricostruire le determinazioni di quantificazione e liquidazione adottate nell’esercizio. I compensi aggiuntivi, infatti, devono trovare fondamento nella disciplina regolamentare e contrattuale applicabile.

L’art. 9 del D.L. n. 90/2014 distingue le sentenze favorevoli con recupero delle spese legali a carico della controparte – il cosiddetto “riscosso” – dalle pronunce favorevoli con compensazione integrale delle spese – il cosiddetto “compensato”.

La Cassazione, con la sentenza n. 20227/2025, ha ulteriormente precisato il perimetro dei controlli:

  • per le cause concluse con spese compensate, il limite va ancorato allo stanziamento 2013;
  • il limite soggettivo individuale, invece, deve essere verificato confrontando i compensi dell’anno con il trattamento economico complessivo del medesimo esercizio, al netto degli stessi compensi professionali.

Un ulteriore controllo riguarda la corretta imputazione contabile.

In presenza di obbligazioni subordinate al verificarsi di una condizione, le risorse non possono essere impegnate prima del perfezionarsi del relativo presupposto e devono essere correttamente conservate nel risultato di amministrazione. Il principio contabile 4/2, infatti, prevede, per le spese relative ai compensi dell’avvocatura sottoposte a condizione, l’impossibilità di assumere l’impegno fino al verificarsi dell’evento e la necessità di vincolare le risorse fino alla successiva copertura.

Infine, ulteriore verifica è relativa agli incarichi esterni. Si impone cioè una ricognizione puntuale della natura degli affidamenti e della relativa spesa distinguendo tra patrocinio, consulenza e affidamento di servizi legali.

Per saperne di più su questo e altri argomenti consulta gli articoli che trovi qui

Fonte: Il Sole 24 Ore – Norme & Tributi Plus del 27/07/2026  “Rendiconto 2025, la Corte dei conti accende un faro sulle avvocature interne”
Autore: Corrado Mancini

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