La conversione del Decreto Infrastrutture
Contabilità Enti Locali

Un altro passo avanti nell’accountability dei conti della pubblica amministrazione

La conversione del Decreto Infrastrutture (il D.L. n. 107/2026, convertito in Legge n. 152/2026) rappresenta un segnale importante.

Con essa, infatti, inizia a prendere corpo e sostanza la riforma della contabilità della pubblica amministrazione.

Fino ad oggi l’introduzione della riforma Accrual non ha portato ad eccessivi sconvolgimenti nel ciclo di programmazione degli enti locali o nella gestione della contabilità.

Ciò è stato possibile grazie ai modelli di raccordo forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato (che hanno semplificato la redazione del primo rendiconto Accrual) ed alla natura prevalentemente tecnica della fase pilota, priva di valore giuridico, che non ha richiesto nè l’approvazione politica,  né il coinvolgimento dei revisori.

La conversione del Decreto Infrastrutture e la creazione di un doppio binario

Con la conversione del Decreto Infrastrutture si ha un doppio scenario:

– da un lato (art. 8 del D.L. 107/2026), l’applicazione a regime per le amministrazioni di cui alla fase pilota, a decorrere dall’esercizio 2030, del Quadro concettuale, degli standard Itas (allo stato, 18) e del piano dei conti multidimensionale;

– dall’altro (art. 12, comma 4, D.L. 107/2026), una fase di sperimentazione per gli enti territoriali e i loro enti strumentali, la cui disciplina è rinviata a uno o più decreti del Mef di concerto con il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie della Pcdm e con il Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno – su proposta della Commissione per l’armonizzazione contabile degli enti territoriali (Arconet).

In altre parole, un’anticipazione di ciò che varrà per tutta la Pa nel 2030.

La commissione Arconet, che assume nuovamente un ruolo centrale, ha avviato i lavori presentando una proposta già strutturata che vede una platea ridottissima di enti sperimentatori  individuati su proposta dei rappresentanti della conferenza dei Presidenti delle Regioni, di Upi e di Anci.

Dei 20 Comuni, 5 sperimentatori saranno scelti tra quelli con popolazione inferiore a 5.000 abitanti (inizialmente non coinvolti nella fase pilota).

Aldilà della sperimentazione, tutti gli enti, per non trovarsi impreparati, dovranno portare a termine la mappatura dei processi, adeguare ai nuovi principi contabili inventari e partite creditorie e debitorie, individuare la struttura responsabile del coordinamento e della gestione delle attività di contabilità economico patrimoniale e degli inventari, aggiornare i propri sistemi informativi e gestionali, definire un piano formativo almeno triennale.

Per saperne di più su questo e altri argomenti consulta gli articoli che trovi qui

Fonte: Il Sole 24 Ore – Norme & Tributi Plus del 11/09/2026
Autore: Francesca Tommasino

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